Nni videmmu a la Villa



Siciliano di scoglio o di mare aperto? Una questione, credo, non semplicissima da definire specialmente per un bivonese come me che per 26 anni ha vissuto in un luogo così lontano dal mare, tanto da non aver quasi mai avuto la sensazione di essere un isolano. Eppure isolano lo sono e per quasi tutta la vita sono stato in modo indissolubile legato alla mia terra, alla mia casa e al mio paese. Un bivonese di scoglio
Ci si potrebbe chiedere per quale motivo sono stato così a lungo un bivonese di scoglio e la risposta è semplice: Bivona era VIVA! Abitavo in un piccolo comune così dinamico ed effervescente, ricco di persone incredibili: intellettuali, pensatori, artisti, travajiatura e lagnusi, inventori, sportivi, amici di bar e vicchiareddri a li panchini. Avevo (e ho ancora) una schiera di amici così folta e affiatata, una famiglia numerosa e unita che andare via non è mai stata una prospettiva per il futuro. Un paese piccolo, è vero, ma non ho mai sentito veramente bisogno d’altro, perché andar via alla scoperta di posti nuovi mi arricchiva ma tornare a casa mi rassicurava. 
Nel 2013 il cambio di rotta. Terminati gli studi all’Università di Palermo, per poter continuare a studiare, dovetti scegliere di partire e lo feci con riluttanza: fu in quel momento che divenni un bivonese di mare aperto
Arrivato a Torino mi ritrovai a dover affrontare un mondo nuovo. Non era una vacanza di qualche settimana ma iniziavo una nuova vita lontano dallo scoglio. È stato difficile all’inizio, ma il bivonese ha un gran potere innato: sa adattarsi e sa integrarsi per retaggio. Siamo anche fortemente patriottici, motivo per il quale alla domanda "da dove vieni?" ho sempre risposto: da “Bivona Caput Mundi”. (si,mi sfuttivano pi ssà cosa, ma lu nome di Bivona si lu ‘nzignaro tutti!).
È vero, quando prendi il largo alla fine ti abitui a vivere in un posto nuovo, e nel mio caso mi piace anche. Non posso nascondere di aver messo nuove radici e ci è voluto del tempo perché attecchissero. Ma il legame con la famiglia, il potersi ritrovare ad agosto o a Natale con gli amici di una vita (gli insostituibili), poter ritornare a casa a trovare i parenti e andare a passeggiare in piazza anche se non ci sono più il cinema e i locali di una volta, tornare a mangiare le cose che solo a casa hanno quel sapore che non puoi spiegare;  sono un pensiero e un desiderio costante di chi si è allontanato dallo scoglio, o nel nostro caso di chi si è allontanato di li cannulicchi
In questi giorni “straordinari”, mi ritrovo più spesso a chiacchierare affacciato a finestre digitali, con parenti e amici (parlando ovviamente in rigoroso vivunisi strittu), sembra comune la necessità di ritrovarsi, non a Milano, Torino o Carrapipi, ma a Bivona Caput Mundi. Spesso sono chiacchierate un po' malinconiche fatte con chi dall’altro lato del telefono si preoccupa perché viviamo in case molto piccole o perché la coda per fare la spesa dura anche delle ore e il rischio di contagio fa davvero paura. Ciò che era normale è mutato in una dimensione surreale. In certi momenti non ci fai più caso perché distratto da qualche lettura o dall’ennesima serie tv. Poi però si torna lucidi e quando il tuo amico ti chiede "sei anche tu in cassa integrazione?" si annoda qualcosa in pancia. 
Per fortuna siamo bivonesi di mare aperto con il vantaggio di avere ancora tanti bivonesi di scoglio che ci aspettano e ci trasmettono energia anche solo chiedendoci cosa vogliamo mangiare quando saremo tornati a casa. Perché comunque a casa ci torneremo e mi piace immaginare quel ritorno come alla notte di capodanno quando, TUTTI, senza appuntamento ci ritroviamo à la villa per brindare.  

Per affrontare a lungo il mare aperto bisogna prima o poi tornare allo scoglio. Ovviamente arrivato a Bivona ti fermi a li cannulicchi e ti fa na vivuta prima di iri intra e n’atra prima di ti nni partiri.
Claudio Di Paola Ficarella

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