“ Sciauru di odio e fetu d’amuri ”: così io e altre due ragazze bivonesi, Elena e Chiara, abbiamo deciso di intitolare il nostro primo inedito. Due ossimori che solo noi siciliani possiamo comprendere appieno. Solo chi ha nel sangue la Sicilianitudine, la Bivonesitudine , può capire il significato di queste poche parole. Sciauru non è odore, non è profumo. È forse una sensazione troppo profonda da poter spiegare. È come “l’emozione” di varcare la soglia della casa di nonna e sentire dentro un’esplosione di farfalle che agitandosi nello stomaco non vedono l’ora di gustare qualsiasi cosa frigga in padella (perché qualcosa frigge sempre). È una parola impregnata d’amore, di felicità, serenità, famiglia e chissà cos'altro. E solo chi vive o ha vissuto la Sicilia può capire che fetu non è semplice puzza, non è un odoraccio, ma qualcosa di putrido o di marcio. Sciauru di odio e fetu d’amuri non sono parole messe a caso, sono l’essenza della mia “ contraddittoria Sicilia ”. ...
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